Home - L`Artigiano Comasco

LO SPAZIO ARTIGIANO



DI MADRE IN FIGLIA. LA STORIA DI AGE GROUP PARRUCCHIERI HAIR DESIGN

Riuscire a trasmettere le competenze, le conoscenze, l’arte, ma soprattutto la passione e la capacità imprenditoriale non è sempre un compito semplice e nemmeno scontato.

Quello del passaggio generazionale è uno dei problemi che sempre più spesso anche le imprese artigiane si trovano ad affrontare.

Ma non sempre la staffetta “di padre o di madre in figlio” è sinonimo di difficoltà.

Anzi, a volte capita che in questo passaggio da genitore a figlio si possa intraprendere un viaggio che va a unire l’esperienza all’innovazione  e al desiderio di cambiare qualcosa per potersi migliorare ed essere in linea con le necessità e le esigenze del mondo contemporaneo.

Ne parliamo con un’imprenditrice comasca che ha vissuto direttamente il passaggio “di padre in figlio” Elisabetta Maccioni, titolare del Salone Age Parrucchieri Hair Design a Lurago d’Erba che ha recentemente festeggiato i 50 anni di attività.

 

1)Come si è affrontato all’interno della vostra azienda il passaggio generazionale? 

Il nostro è stato un passaggio “di madre in figlia” avvenuto in modo molto naturale. Il mio sogno da bambina era diventare parrucchiera proprio come mia mamma e lei mi ha permesso di realizzarlo, senza mai condizionarmi. Mia madre ha dato vita a quella che oggi è la nostra impresa ormai cinquant’anni fa, quando era ancora minorenne. La sua caparbietà e la sua voglia di mettersi in gioco le hanno permesso da giovane donna, in un piccolo paese, di diventare un’imprenditrice. Con la stessa passione e tenacia oggi è ancora al mio fianco, per accompagnarmi in quella che oggi è la nostra avventura. Mia mamma non mi ha mai tarpato le ali, anzi, fin dal mio ingresso in azienda, mi ha dato l’opportunità di metterci qualcosa di mio perché potesse continuare a crescere. Non sono mancati i momenti di confronto, ma nessuna di noi ha mai voluto prevaricare l’altra, nella consapevolezza che entrambe potevamo e possiamo portare qualcosa per rendere la nostra impresa sempre migliore.

 

2) Cosa è cambiato in questi anni e che rende oggi diverso il vostro lavoro rispetto a quando l’azienda è sorta? 

Molte cose sono mutate, soprattutto perché a essere cambiati sono gli strumenti e le tecnologie che oggi abbiamo a disposizione e che hanno di fatto cambiato la professione nel suo complesso, richiedendo un livello di specializzazione sempre più elevato. Ricordo ancora quando abbiamo deciso di introdurre l’ingresso in negozio su appuntamento: un cambiamento che mia mamma ha accolto con ritrosia e timore perché andava a scardinare le abitudini della clientela e che oggi, invece, è diventata una routine indispensabile. Ciò che non è cambiato da quando l’azienda esiste è la passione con cui mia mamma all’inizio e io oggi continuiamo a svolgere il nostro lavoro. Passione che non può prescindere dalla professionalità che abbiamo sempre difeso, facendone un nostro tratto distintivo.

 

3) Quali valori sono stati trasmessi “di madre in figlia” e rimasti immutati nonostante il passaggio generazionale? 

I valori con cui mia mamma diede avvio alla sua avventura cinquant’anni fa sono gli stessi che si ritrovano ancora mezzo secolo dopo  in azienda e che sono diventati anche i miei valori. La passione, l’impegno e la dedizione per il proprio lavoro, la professionalità e l’importanza della formazione continua, avere sempre a cuore le radici e non dimenticarle mai, cercare sempre la qualità e sapersi mettere ogni giorno in discussione, senza sentirsi mai arrivati. Non aver paura dei sacrifici e non arrendersi davanti agli ostacoli, perseguendo i propri obiettivi con tenacia. Mia mamma mi ha trasmesso questo importante e ricco bagaglio che ci ha consentito di essere un’impresa artigiana attiva da cinque decenni e che non vuole fermarsi. Fare impresa oggi è sempre più difficile, ma avere basi solide che non sono state scalfite con il passaggio generazionale, ma al contrario, ne sono uscite rafforzate, è fondamentale per riuscire ad andare oltre gli ostacoli della quotidianità e continuare a guardare al futuro.

 

Foto Gallery


A cura di Francesca Sormani